ALLESTIMENTO 2010-2018

6  2013 MOSTRA FERRUCCIO DANGELO 27 LUGLIO   25 AGOSTOSi nota ancor prima di accedere alla struttura la particolare concezione dell'allestimento, che vede già nel parco circostante alla ex scuola elementare la commistione tra le sculture di importanti artisti e i giochi per l'intrattenimento dei bambini. 

La prima stanza del percorso museale è tuttavia l'antibagno del piano rialzato, piano utilizzato per eventi temporanei e biblioteca tematica. Sulla parete una pungente e ironica frase del compianto Gastone Biggi introduce la visita: l'arte contemporanea è nata da un orinatoio e da una merda, alludendo alla deflagrazione degli schemi apportati da Duchamp e da Manzoni. Sotto alla frase è collocata un'opera il cui titolo è "L'arte e una bugia", proseguendo nel gioco di stimoli iniziato dall'affermazione di Biggi, che si alimenta attraverso le altre opere visibili dall'antibagno: un classico paesaggio della Val Taro (l'opera più antica del Museo, del 1925), un ritratto ottocentesco del 1978 e un disegno di uno dei pittori più classici della Parma contemporanea.

Adesso il visitatore è consapevole di ciò che lo aspetta: non si parlerà di arte classica ma di arte contemporanea, preparandosi ad approcciare le sue più diverse interpretazioni. Si varca la soglia della porta che accede alle scale e si incontrano due opere di due artisti bolognesi che negli anni '50 contribuirono a dare vita alla corrente informale italiana, confermando le attese create e suggerendo la collocazione temporale della collezione post anni '50.

Dalle scale in poi la collezione mischia volutamente pitture, grafiche, sculture, fotografie, oggetti di design, bozzetti di architettura, disegni di bambini ecc., artisti noti e giovani promettenti, ossia gran parte delle manifestazioni dell'arte visiva contemporanea. Ma in tutto questo caos apparente si trovano decine e decine di fili conduttori. Sulle scale, dopo i bolognesi, Zancanaro ricorda uno dei primi passi della futura collezione, mentre Corradini rende omaggio a uno degli artisti che più ha supportato i primi passi della collezione insieme a Vignali e Bendini, ai quali spazi sono riservati al piano primo. Seguono opere di artisti legati al territorio di Neviano, un nucleo di fotografie e una sezione di opere d'arte al servizio della pubblicità (locandine d'autore per mostre d'arte, un collage per la pubblicità di una compagnia telefonica, uno scatto per una nota casa di moda, due bottiglie di profumo e un cavatappi realizzati da grandi artisti). 

Nella sala centrale del primo piano invece vengono introdotte l'arte povera e la collezione d'arte per bambini, che si interseca alla collezione "degli adulti", risultato dei temi analizzati e approfonditi attraverso il convegno "Artisticamentecontemporanea 2". Nella sala a destra una intera parete è dedicata alla donazione di Vasco e di Marcella Bendini, che apre un'interessante finestra sul'arte bolognese degli anni '50 e '60, sviluppata attraverso la concentrazione anche di altre opere di carattere informale. Due tavoli mettono invece in mostra alcune sculture della collezione, mentre l'arte dei bambini, quella concettuale e il plastico della Ghiaia raccontano altre storie che si interscambiano all'interno della collezione. 

Nella sala a sinistra della stanza centrale, invece, ultima della collezione permanente prima di uscire nelle direzioni più disparate seguendo il museo diffuso di arte contemporanea, da Casa Bonaparte a Neviano, da Urzano a Sasso, sono concentrate soprattutto le opere di numerosi artisti molto interssanti di Parma e di Piacenza, con una sezione tutta dedicata ad Augusto Vignali, tra i primi sostenitori del progetto nel suo complesso. 

In alto: Augusto Vignali, Scatola magica, 2008, part.