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FERRARI GIUSEPPE (Bologna 1921-2011)

0003 Giuseppe Ferrari, 1955, tempera su carta

0003- GIUSEPPE FERRARI 
1955
Tempera su carta/tempera on paper, 64x50 cm
Dono di Vasco e Marcella Bendini, 2011
Collocato in/where: deposito Museo Sella
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Giuseppe Ferrari rappresenta bene, con quest'opera del 1955, il concetto di "ultimi naturalisti" che proprio in quegli anni veniva teorizzato da Francesco Arcangeli in riferimento a quei pittori che dipingevano il paesaggio declinandolo con linguaggio Informale (vd. anche l'opera che segue di Concetto Pozzati). Giuseppe Ferrari, "ultimo naturalista" ma anche autore di opere puramente informali, cioè senza alcun rimando a immagini della natura, materiche e gestuali, pare che dicesse di vedere le cose migliori quando aveva gli occhi chiusi, in un mondo svuotato dalla falsità del vero ma ripieno di emozioni, di indignazione e di istintualità. L'Informale si era sviluppato nel secondo dopoguerra in Europa, negli Stati Uniti e in Giappone come rifiuto delle regole proposte precedentemente nel campo dell'arte a seguito della profonda crisi dei valori seguita al conflitto bellico. Si tratta di una pittura libera e carica di emotività, gestuale e istintiva, che distrugge le regole che precedentemente i regimi imponevano ai loro artisti.
Interessante è il confronto con la poetica opposta che dalla fine degli anni Sessanta informerà invece l'Arte Povera, qui ben rappresentata dalla "Sedia" di Ferruccio D'Angelo del 1991 e tutta incentrata sulla valorizzazione dell'oggetto e sulla liberazione dell'arte dal contenuto emotivo. Nel 1964 e nel 1994 partecipò alla Biennale di Venezia.
 
0004 Giuseppe Ferrari, litografia0004- GIUSEPPE FERRARI
Litografia/lithography, 70x50 cm (lastra 54x37,5 cm)
Dono di Vasco e Marcella Bendini, 2011
Collocato in/where: deposito Museo Sella

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