Gabriele Ferrari, 2005, tm

0072- GABRIELE FERRARI 
2005
Tecnica mista/mixed technique, 90X45 cm ca.
Dono dell'Artista, 2010
Collocato in/where: Museo Sella
 
E' di grande qualità l'opera selezionata di Ferrari, una sorta di manto di polvare che depositandosi negli anni sugli oggetti arrugginiti si è solidificato assumendo le sembianze di una pelle colorata dal diffondersi della ruggine degli oggetti: un lucchetto, qualche gancio per i tubi delle vecchie stufe a legna, una chiave e qualche chiodo. Interessante è la tecnica perfezionata dall'Artista, che rende anche i buchi causati dalla ruggine sugli oggetti con una verità sorprendente, come se quegli scarti ferrosi fossero ancora presenti nella loro matericità, in realtà qui simulata tridimensionalmente dagli oggetti stessi. E' come se il processo inventato da Ferrari ripercorresse al contrario il processo di formazione dei fossili, supponendo anche in questo caso il deperimento totale dei materiali inorganici assunti a soggetti dell'opera come in una natura morta. E', in estrema sintesi, il racconto della vita degli oggetti inanimati al termine della loro vita funzionale, pure loro soggetti a continui mutamenti e mai uguali a loro stessi, quasi come fossero esseri viventi. 
 
 
Nel 1994 ho iniziato a sperimentare estroflessioni su tela con cui creavo delle composizioni che volevano essere calchi o "sudari" di oggetti. In seguito, circa nel 1996, ho iniziato a lavorare con la carta: ero affascinato dalle potenzialità di questo materiale estremamente malleabile e dalle infinite varietà (carta da pacco, carta da lucido, carta velina ecc). Ho messo a punto una tecnica che con l'aiuto di resine mi ha da dato la possibilità di eseguire il calco (o buccia o crisalide) di oggetti e anche di architetture come nel caso dell'allestimento del 2001 "La Buccia del Reale" nella galleria di San Ludovico a Parma.
In queste mie opere del 2005 l' intento era di creare una carta-sudario di oggetti comuni, di oggetti trovati, di cose in disuso e di cogliere sulla carta con cui li rivestivo la metamorfosi del loro disgregarsi. La carta assorbe la materia e ne viene contaminata: non solo raccoglie la forma esteriore delle cose ma anche la ruggine del ferro, gli umori del legno bagnato che impregnano e trasformano i miei calchi in qualcosa di profondamente altro dagli oggetti di partenza. Infatti per me la metamorfosi del linguaggio si fa metamorfosi dell'oggetto.
Il risultato di questi ultimi esperimenti ha portato ad opere dove alla leggibilità della matrice ho preferito dare voce agli umori prodotti dagli oggetti nel loro trasformarsi.
Il mio scopo in questo caso non era di rappresentare l'oggetto in sè. La rappresentazione
per me diventa fissità e morte, mentre la metamorfosi, dovuta alla ruggine del ferro o agli umori che scaturiscono dal legno bagnato, trasforma l'opera in altro, spoglia gli oggetti della loro essenza per registrane le varianti possibili.
E' stata una ricerca che a partire dalla naturalità delle cose, con riferimento all'Arte Povera che teorizzava un recupero degli oggetti comuni, limitandomi a lasciarli "parlare", mi ha portato ad invenzioni concettuali dove si mette in discussione il senso della rappresentazione. Non è più la rappresentazione dell'oggetto in sé ma il risultato della sua metamorfosi che ho cercato di registrare sulla carta.

Gabriele Ferrari (luglio 2010)